“Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”

E’ il movimento interno di un cronografo Patek Philippe, un orologio di gran lusso realizzato con immensa cura e sapienza artigianale. Non posso permettermelo ma mi perdo a guardare la perfezione di questo meccanismo.

Gli attriti sono ridotti al minimo da perni in rubino. Ogni ingranaggio è un pezzo unico che si incastra a perfezione con tutti gli altri pezzi, altrettanto unici. Tutti assieme svolgono una funzione armoniosa e precisa.

C’è molta bellezza in questo meccanismo e mi piace pensare che gli ingranaggi di questo capolavoro siano, a loro modo, felici.

Un’azienda dovrebbe essere come questo meccanismo prezioso, con ogni persona che sa quello che deve fare, e lo fa al meglio, integrandosi perfettamente con gli altri, con una comunicazione serena e aperta a ridurre gli attriti, come fanno i perni di rubino, facilitando il compito di tutti.

Del resto anche per le aziende vale il claim del brand :”Un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”. Di uscita dalla comfort zone e di managerialità rampante ne parliamo un’altra volta.

George Patton: “Guidami, seguimi o togliti di mezzo”

George Patton è stato uno dei più famosi comandanti americani durante la seconda guerra mondiale. Era un leader carismatico e un grande innovatore nella guerra con i mezzi corrazzati.

Nel 1970 gli venne dedicato un film di successo, “Patton, generale d’acciaio”, che evidenzia bene le caratteristiche eccezionali del personaggio.  Inclusi certi tratti di originalità, come la Colt con il manico di avorio che ostentava o il pitbull che lo seguiva sempre.

In una scena famosa del film Patton, interpretato da George Scott, salta giù dalla jeep nel fango e si mette a dirigere il traffico di colonne di carri che, nell’avanzata fulminea verso Parigi, avevano creato un ingorgo.

Non amo troppo le frasi celebri, salvo eccezioni. Una di queste eccezioni è proprio una frase di Patton: “Guidami, seguimi, o togliti dalla mia strada”. Pare che la frase originale inglese fosse un po’ più esplicita riguardo a da dove togliersi.

Trovo che sia una sintesi mirabile di cosa è la leadership:

·        “Guidami”: mi fido di te, della tua competenza, hai l’autonomia per decidere. Ti seguo anche se sono io il capo.

·        “Seguimi”: Sono io al comando, io decido e tu fai quello che dico.

·        “Oppure togliti dalla mia strada”: Quando si tratta di agire non esiste una terza alternativa rispetto alle prime due.

Patton era un geniale stratega adorato dai suoi uomini, da cui otteneva il massimo, ma era un pessimo politico. Tanto che verso la fine della guerra venne emarginato per la franchezza con cui si esprimeva in un momento in cui si delineavano gli accordi post- bellici con gli alleati. Quello che lo rendeva così efficace in battaglia lo ostacolava quando c’era da mediare e da scendere a compromessi.

I grandi generali suoi pari grado entrarono tutti in politica con successo. Lui morì in un banale incidente stradale nel 1945. Ed entrò nel mito.

IL CAZZÍLLORO

Il cazzìlloro è un simpatico animaletto che vive nelle foreste pluviali del Centro America.

Ha dimensioni molto piccole e un delizioso musetto. La tipica andatura a balzi è ideale per il suo habitat, l’ombroso e umido sottobosco tropicale.

Le caratteristiche più interessanti del cazzìlloro sono quelle comportamentali. Ha infatti un’innata curiosità, per cui si ferma spesso ad annusare e a guardarsi intorno in posizione eretta, con una gestualità che ricorda quella della marmotta con cui è imparentato.

Però, a differenza della marmotta, che adotta questo atteggiamento vigile per allertare il branco in caso di pericolo, il cazzìlloro mostra uno spiccato individualismo.

Proprio per questa peculiare caratteristica comportamentale, che lo espone ai numerosi predatori, restano ormai pochi esemplari di cazzìlloro e la specie rischia seriamente l’estinzione.

MOLLARE FACEBOOK

Anni fa ho smesso di fumare sigarette. Non per paura dei rischi.

Avevo fatto un breve corso di yoga e un esercizio consisteva nel respirare lentamente, assaporando l’ingresso piacevole dell’aria fresca nei polmoni.  Lo ripetevo ogni volta che mi veniva voglia di fumare.

Un’ abitudine piacevole al posto di un atto vuoto e compulsivo.

Ci sono tante cose più “fresche” e piacevoli da fare, nel tempo libero, invece che stare su FB. Passeggiare, leggere un buon libro e tanti altri piaceri della vita.

FB non è piacevole, i “superstimoli” che genera, il meccanismo psicologico di superficiale riconoscimento sociale, danno assuefazione. Esattamente come il fumare compulsivo.

Certo, è bello essere in contatto con amici lontani che non vedi da anni.  Ma è vero contatto?

Su Linkedin ho una rete importante di rapporti professionali, ma a cosa mi serve concretamente FB?

MI piace scrivere fesserie, recensioni di improbabili ristoranti milanesi di cucina uzbeka o descrizioni di idilliaci paesini inesistenti della Lucania. Ma ho la mia pagina francobartoli.it dove posso scrivere tutte le bischerate che voglio con il vantaggio che nessuno le legge.

Quindi ho deciso di sospendere  la mia pagina FB. Non la elimino, perché sarebbe estremistico, ma un periodo di aria fresca ci sta.

Mi dispiace per Zuckerberg, spero non se ne abbia a male

Ciao !

BIMBO KILLER, SCUOLA DI AUTODIFESA PER BAMBINI

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UNA NEW ENTRY NEL PANORAMA GASTRONOMICO MILANESE

Dopo il successo sulla piazza londinese apre adesso anche a Milano il primo ristorante della catena Samarcanda, specializzata nella cucina uzbeka.

Nato dalla capacità imprenditoriale del famoso chef Pamiran Sunciuk, il Samarcanda di Milano si propone di far conoscere anche al sofisticato pubblico meneghino una cucina di antica tradizione, legata ai valori di un territorio remoto e fiabesco come quello uzbeko.

Nei raffinati locali affacciati su corso Magenta si potranno gustare tutti i piatti tipici uzbeki, dalla pecora marinata, il famoso gushiankir, alla pecora stufata in salsa di frugaz, il piccante peperone locale, fino alla famosa pecora frollata cotta nel miele, il dolce tipico che, nelle famiglie uzbeke, è tradizione consumare per le più importanti festività. Il tutto accompagnato dal fortissimo liquore locale, il parak, distillato dall’anice stellata.

Il Samarcada è in corso Magenta al 24, non lontano da Santa Maria delle Grazie. Chiuso il lunedì.

ANCHE BELLI & GRASSI APRIRA’ IN PIAZZA LIBERTY A MILANO

Nella ristrutturata Piazza Liberty a Milano, accanto all’Apple Store e ai marchi celebri della moda e del design, aprirà a settembre anche il primo store italiano della catena americana Belli & Grassi.
Era il 1912 quando Giovanni Belli e Roberto Grassi, due giovani immigrati originari di Pavia, aprirono a New York il loro primo negozio di specialità alimentari italiane nella Grand Street di Little Italy.

Il successo fu immediato fra gli abitanti del quartiere, nostalgici del cibo della patria lontana.
Ma la coerenza dei due soci ed amici nel selezionare ed importare solo i prodotti migliori li fece ben presto apprezzare anche dalle sofisticate élite newyorkesi.

Nel periodo fra le due guerre, gli anni del proibizionismo e del charleston, i negozi Belli & Grassi si erano già moltiplicati in tutta New York. In quegli anni spensierati erano sinonimo di gusto italiano, genuinità e raffinatezza.

Ma è negli anni ’50 del secolo scorso che, sotto la guida di Francesco, primogenito di Giovanni, il brand si espande fino a diventare la realtà di oggi, la principale catena di gastronomia italiana negli States e un’azienda di successo quotata a Wall Street

L’apertura dello store di Milano rappresenta dunque un emozionante ritorno alle origini di un marchio ancora poco noto da noi ma che identifica, in America, l’eccellenza e il gusto italiano nell’agroalimentare. A questa apertura ne seguiranno ben presto altre nelle principali città italiane


 

IL MITO DI NARCISO, FACEBOOK E IL MANAGEMENT

Nato da una ninfa e da un fiume, Narciso ebbe probabilmente un’infanzia difficile.
E vorrei vedere voi con due genitori così. In compenso era bellissimo, oggi si direbbe di una bellezza imbarazzante. Tanto che tutti si innamoravano di lui, fino a dare di matto, donne e uomini indifferentemente. Si sa che i Greci su questo erano abbastanza possibilisti.

Il problema era che, circondato da tanti fans in costante delirio, il ragazzo era un po’ freddino, e, si, anche un po’ stronzo.
Ci fu il caso del suicidio di un suo spasimante, Arminio, a cui, quale unico gesto di umana partecipazione, il nostro Narciso si limitò a porgere tranquillamente la spada.

Ma, come in tutti i miti greci che si rispettino, la nemesi era in agguato.

Un giorno Narciso stava gironzolando per un bosco assieme ad Eco, una ninfa innamorata persa di lui, e anche un tantino asfissiante perché non faceva che chiamarlo. Tanto che alla fine di lei restò solo la voce garantendole, come è noto, un’agevole migrazione dalla mitologia all’etimologia.

C’era nel bosco uno stagno, fermo e limpido come uno specchio. Narciso ci guarda dentro, vede la sua immagine meravigliosa e succede il guaio. Si innamora di se stesso con una tale intensità che finisce per morirne.

Su questa storia ci hanno lavorato in tanti da Ovidio a Freud.
E’ banale dire che tutti siamo un po’ narcisi. Però in psicologia contano molto le dosi.
Quanto di Narciso c’è in Facebook, questo specchio ipertecnologico studiato per rimandarci, come in un gioco ottico, un riflesso infinito di noi stessi?

Una personalità marcatamente narcisista è poi particolarmente esiziale in chi ha la responsabilità di persone e organizzazioni.

Ho avuto la fortuna di incontrare nella mia carriera alcune persone veramente grandi, come leader e come maestri. Uno di loro mi lasciò in dono un quadretto con una frase di Peter Drucker “Quando i capi migliori hanno finito il lavoro, raggiunto i loro scopi, tutti dicono: Questo l’ho fatto io”.
Questi veri leader avevano in comune una sorta di noncuranza verso se stessi e una focalizzazione assoluta sulle cose da fare e sugli altri.

 

Una buona notizia per gli amanti dell’arte moderna

Dopo il grande successo ottenuto lo scorso anno al MOMA di New York, approda a Milano la mostra “The meaningful hole, un maestro dell’essenzialità” dedicata all’opera di Irato Takashi, il grande pittore giapponese deceduto nel 2014 che tanto ha ispirato l’arte concettuale contemporanea.

La mostra è un emozionante viaggio attraverso le opere e la vita del maestro, a partire dagli anni cinquanta quando il tema centrale dell’opera di Takashi, il foro su superficie bianca, aveva ancora un materico realismo, fino alle realizzazioni più recenti in cui si assiste ad una progressiva rarefazione astratta.

Per la prima volta in Italia sono esposte tutte assieme le opere della maturità dell’artista quali la celebre serie di dodici quadri “Punto nero su superfice bianca” accanto alla altrettanto celebre serie “Punto nero su superfice rosa” e a quella, rimasta incompleta per la morte dell’autore, “Punto nero su superfice verdastra”.
La mostra resterà aperta fino a fine luglio al Palazzo Reale di Milano.

LE SCIMMIE GIALAPAGA, SCOPERTA UNA SPECIE ANIMALE SCONOSCIUTA NELL’ ARCIPELAGO DI GIAVA

L’ultimo numero del “National Geographic Magazine” riporta la notizia della scoperta di una nuova specie di scimmiette, rimasta fino ad ora sconosciuta.
Sono piccoli animali, apparentemente molto timidi, che vivono solo nelle aree inesplorate dell’isola di Sunnarmambata, una delle zone più inaccessibili dell’arcipelago indonesiano.

Questi deliziosi animaletti hanno sviluppato, in secoli di isolamento, particolari caratteristiche comportamentali che li distinguono dalle altre specie della famiglia degli indridi, di cui fanno parte assieme ai lemuri.

Sir John Loastcoke, il noto etologo della National Geographic Society che le ha scoperte dopo anni di ricerche, ha descritto l’emozione del primo incontro con una piccola gialapaga. Non avendo mai conosciuto l’uomo, le gialapaga sono molto fiduciose e socievoli.
Sir Loastcoke racconta ancora con commozione di quando la prima piccola gialapaga femmina è scesa da un albero, si è avvicinata e ha iniziato a guardare incuriosita la sigaretta che Sir John stava fumando in quel momento, una Senior Service senza filtro.
Sir John ha teso la sigaretta alla piccola gialapaga che se ne è impadronita e ha cominciato a fumare a rapide boccate.

Sempre Sir John racconta che dopo l’emozione di quel primo incontro si sono verificati dei problemi dovuti alla particolare affettività, quasi eccessiva, che sembra essere una delle caratteristiche salienti delle gialapaga.
La  scimmietta, finito di fumare, si è infatti abbarbicata alla gamba di Sir John. A nulla sono valsi i tentativi di staccarla, anche perché la piccola gialapaga, quando Sir John si allontanava da lei, manifestava evidenti segni di disperazione.

Nell’ articolo, Sir John racconta che, dopo qualche ora, l’intera spedizione aveva di fatto adottato una intera comunità di piccole gialapaga, che si erano affezionate ai singoli membri abbarbicandosi alle loro gambe, piangendo ai tentativi di separazione.
L’unico modo di calmare i simpatici animaletti, è sempre Sir John che lo racconta, fu quello di condividere con loro, oltre alle sigarette, alcune bottiglie di birra che la spedizione aveva con sé.

Alcune piccole gialapaga sono adesso ospitate nello zoo di Kengsiston, vicino Londra, dove si sono trovate a loro agio e hanno anche iniziato a riprodursi.

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