La tua azienda è una città ideale?

Nella seconda metà del Quattrocento, in pieno Rinascimento, vennero realizzate in area urbinate o fiorentina, da autore incerto, alcune tavole che rappresentavano la veduta di una città ideale.

Imbevute di citazioni dell’architettura romana e basate sui criteri della prospettiva, le vedute mostrano un contesto urbano di fantasia, estremamente armonico e sereno.

Lo scopo di questi dipinti era molto probabilmente politico, nel filone delle tradizionali illustrazioni del “buon governo” visibili ancora oggi in diversi palazzi civici italiani.

Sono gli anni in cui Lorenzo de’Medici trasforma Firenze nella nuova Atene, e nelle corti italiane si forma la cultura che poi dominerà il mondo per secoli.

La lotta politica conosce violenze, guerre e tradimenti ma chi governa le città italiane, oltre che al potere, aspira a identificare la propria gloria con la bellezza urbanistica, con l’eccellenza nelle arti e con la prosperità del popolo.

Il potere va conquistato con ogni mezzo, con le arti della volpe e del leone, ma trova la sua giustificazione etica nel fine ultimo di costruire una “città ideale”. Una città dove l’uomo trovi la sua realizzazione nella serenità della bellezza, dove l’armonia è il metro assoluto di ogni cosa.

Quanta di quella luce che dal Rinascimento illumina la nostra storia è arrivata fino a noi?

In politica direi ben poca. Fra chi commissionava le sue opere al Botticelli e chi usa manipoli di manipolatori per fare cassa di risonanza agli istinti peggiori delle masse l’abisso è tale da sfiorare il ridicolo. Ma anche senza guardare ai nuovi barbari, che ormai bivaccano nelle parti peggiori della nostra anima nazionale, la classe politica italiana di oggi è desolante, incapace di comunicare ideali e sfide in cui identificarsi.

E riguardo al tessuto civile, quando per esempio devo andare in una sede INPS, mi appare drammaticamente evidente che la città ideale forse l’hanno costruita da un’altra parte.

E nelle aziende?

In Italia, si sa, portiamo vanto delle moltissime piccole e medie imprese, spesso di grande successo, che tanto contribuiscono all’identità e al benessere del paese.

Tipicamente hanno un fondatore ancora al comando o sono gestite dai suoi eredi diretti.

Queste aziende sono molto spesso delle piccole “città ideali” in cui il fondatore ha infuso la sua visione e i suoi valori. Non tutti sono dei Lorenzo de’ Medici, ci mancherebbe, ma comunque se hanno avuto successo è perché la loro etica del lavoro, la loro visione e i loro valori erano sani e forti. E in quanto tali si sono riversati nei prodotti, hanno trovato riscontro nel mercato e nella motivazione dei collaboratori che via via si sono aggregati all’azienda che cresceva, contribuendo al suo successo.

La sfida, come spesso vediamo, è la continuità valoriale quando avviene il cambio generazionale o quando si raggiungono dimensioni che richiedono catene più lunghe di comando.

Infatti coerenza è forse la parola più importante nella gestione aziendale. Ed è agevole da mantenere quando c’è un uomo solo al comando, ben più difficile difenderla quando le deleghe necessariamente aumentano.

Vediamo le multinazionali. Pensiamo, solo a titolo di esempio, a Google, Amazon, Facebook, FCA, Ferrero, Microsoft.

Ognuno di questi marchi a diffusione mondiale evoca filosofie aziendali, visioni e campi connotativi che possono variare a seconda di chi li legge, della sua cultura e della sua ideologia.  Dipende anche da quante volte e a che livello siamo venuti a contatto con quelle aziende, come semplici clienti, come fornitori o come dipendenti.

Comunque, ogni grande multinazionale dichiara una sua specifica cultura e un set di valori fondanti. E molto spesso si vede una notevole coerenza fra il dire e il fare, sia pure con tutte le diluizioni dovute alle dimensioni. Penso per esempio a Ferrero, un’azienda che se paradossalmente chiedesse la delega per governare l’Italia avrebbe con molta probabilità un consenso plebiscitario.

E’ evidente che per ogni azienda, grande o piccola, la sfida fondamentale è mantenere nel quotidiano la coerenza fra i valori di riferimento dichiarati e i comportamenti messi in atto verso tutti gli stakeholder interni ed esterni.

Purtroppo, nel corso della mia lunga carriera, ho visto spesso come basti un solo manager incapace o scorretto, annidato in una posizione di potere anche non necessariamente apicale, per creare una macchia di inquinamento nei rapporti e nella credibilità.

Lorenzo de’ Medici gestiva il suo potere con assoluta determinazione e senza alcuna remora, vedi cosa successe ai suoi avversari politici quando assassinarono suo fratello Giuliano. I corpi dei congiurati penzolarono a lungo sulla facciata del Palazzo della Signoria. Ma la sua Firenze divenne per sempre un faro di cultura e di bellezza per l’umanità intera.

Fatte le debite proporzioni fra l’oggi e quei secoli duri e magnifici, se avete un azienda, prendetene esempio. E se un vostro manager fa lo stronzo impiccatelo senza esitazioni.

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