Un’idea per la promozione dell’arte italiana

Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno fatto amare l’arte. Ricordo ancora le lezioni sulla statuaria greca del mio professore al liceo. Fu un viaggio meraviglioso dalla staticità delle steli arcaiche fino all’esplosione nello spazio tridimensionale del discobolo di Mirone. E all’università era un grande piacere entrare scientificamente nel linguaggio e nelle sue strutture, nella psicologia della comunicazione, nell’analisi dei testi nei loro aspetti formali e culturali.  Poi, per quarant’anni, ho gestito aziende.

Queste riflessioni sulla valorizzazione possibile del nostro patrimonio artistico nascono dalla mia passione per l’arte, dai miei studi sulla comunicazione e dall’attività commerciale che per tanti anni mi ha fatto immedesimare nei miei clienti per capire le loro esigenze e soddisfarle al meglio. Il progetto che voglio proporre viene fuori quindi da una miscela un po’ particolare di esperienze.

L’epidemia mondiale sta obbligando ad un ripensamento della fruizione museale. Credo sia un’opportunità, e che quanto faremo adesso possa servire anche in futuro. In particolare potrebbe servire all’Italia che, come continuiamo a ripeterci da secoli, ha nel suo enorme patrimonio culturale una riserva infinita di ricchezza.

Abbiamo da vendere un “prodotto” di altissima complessità costituito da un assortimento di opere d’arte e monumenti unico al mondo per qualità e dimensione. Possiamo raggiungere e ampliare una clientela potenziale enorme su scala mondiale. Una clientela multiculturale, non omogenea, selettiva.

Come possiamo usare la comunicazione audiovisiva e i media per far incontrare questa offerta e la domanda? Come si può costruire un modello di fruizione virtuale delle opere d’arte italiane che abbia un successo dirompente di per sé e che incrementi poi la quantità di visite reali nel nostro paese?

I siti realizzati fino ad ora per la promozione del turismo e dei musei hanno avuto un impatto limitato per una serie di motivi che non è qui il caso di analizzare. Uno dei motivi principali però è certamente, ed è paradossale, la ricchezza enorme dei contenuti disponibili. Troppo spesso questi contenuti sono assemblati in modo riduttivo, dispersivo e con scarso impatto emozionale.

La mia proposta prevede di usare per la promozione del turismo in Italia un contenuto focalizzato, coerente e selezionato: la rete dei musei presenti in tutte le città italiane e la bellezza infinita che contengono.  Ma di farlo con un progetto che impegni risorse di prim’ordine, sia per i contenuti che per il web design e la promozione.  Altrimenti si perde tempo inutilmente per l’ennesimo sito informativo fatto con il copia e incolla. Ci sono già siti di questo tipo, dedicati ai musei italiani, e inoltre ogni museo ha già il suo sito fatto più o meno bene. Ho in mente qualcosa di diverso. La sfida è trasmettere al mondo l’emozione della cultura e dell’arte italiana. E di farlo applicando lo stato dell’arte della comunicazione e del web design.

Il primo passo, ovviamente, è la creazione di una struttura dedicata che centralizzi, con un unico portale, gestione e diffusione dei contenuti dopo averli raccolti, elaborati e prodotti in modo originale, coerente ed uniforme. Pensando alla realtà del nostro paese forse questa è la sfida che, se vinta all’inizio, farà sembrare facile il resto del progetto.

Non penso ad un ente, quanto ad una vera e propria azienda che abbia una missione ben chiara e non risenta di compromessi politici. Dovrebbe essere quindi un’azienda privata, creata da uno o più investitori illuminati, e in Italia ne abbiamo. O una fondazione, sostenuta da donazioni ma comunque in grado di mantenersi e di generare un profitto che ne garantisca la continuità e l’espansione.

Come prima cosa va realizzato un progetto pilota, dedicato ad un solo museo, che serva a definire il format di comunicazione e a selezionare le metodiche e le professionalità più efficaci.

Impostando il progetto pilota si verificano le aspettative espresse o latenti del pubblico. Si vede cosa è già disponibile, se funziona e come funziona. Cosa si può acquisire delle risorse e dei contenuti esistenti e cosa si può migliorare e integrare. Cosa va costruito ex-novo.

Pensiamo ad un museo come gli Uffizi, o La Galleria Nazionale dell’Umbria o molti altri simili presenti nelle nostre città, non enormi ma ricchissimi dal punto di vista qualitativo. E’ evidente la disomogeneità dei loro siti.  Ci sono differenze notevoli fra musei che sono andati avanti e altri che offrono ancora poco come contenuti multimediali fruibili sul web. Per tutti la comunicazione attuale è ancora costruita prevalentemente, come è ovvio, attorno alla situazione di normalità.

In sintesi, nella maggior parte dei casi l’attuale comunicazione web e social dei musei italiani non è strutturata per la fruizione virtuale ma è un servizio alla visita fisica al museo. Per i visitatori “fisici” quasi tutti questi musei dispongono di schede di sala e di audioguide. Almeno per i musei più famosi, anche italiani, si cominciano a vedere documentari di un certo interesse sui network.  Ad esempio, su Netflix ho trovato un documentario interessante sugli Uffizi. Gli specialisti che lo hanno prodotto dispongono di ampie bibliografie sulle opere esposte, le conoscono, le amano e riescono a trasmettere la loro passione allo spettatore. Parliamo però di un documentario, che dura più di un’ora e, ovviamente, non è interattivo.

Proviamo ad immaginare un approccio audiovisuale diverso, interattivo, partendo dal punto di vista di un potenziale fruitore. Anzi immedesimiamoci noi stessi in questo ruolo. Premetto che non parlerò di tecnologie informatiche. Non mi intendo di social o di come si realizza un sito, però da utilizzatore vedo in giro esempi che mi sembrano più efficaci per quello che vorrei realizzare. Chi ne sa più di me in materia di web design capirà di volta in volta a cosa mi sto riferendo.

Il punto di partenza è la selezione logica a cascata dei contenuti  del sito secondo questa sequenza.

  • Una introduzione al museo.
  • Una panoramica delle sale e degli artisti esposti
  • Gli approfondimenti per ogni singola opera

Vediamo i vari punti.

1) Introduzione generale al museo.

Google Arts & Culture penso che fornisca oggi le modalità di visita virtuale più convincenti. L’esperienza di navigazione è quella di  Google street view integrata da visualizzazioni delle opere in buona definizione e corredate da spiegazioni sintetiche. Personalmente trovo coinvolgente visitare in questo modo un museo che conosco, dove sono stato. Navigando con le frecce, anche se ci si deve prendere la mano all’inizio, ripercorro percorsi che ho fatto e richiamare così  le emozioni provate. So che in quella sala c’è un quadro che amo e lo vado a cercare. Se invece “entro” in un museo che non ho visitato, personalmente mi trovo un po’ spaesato e giro a vuoto.

Questa modalità di Google, impostata sostanzialmente come un articolato motore di ricerca è comunque, al momento,  la più adatta a riprodurre anche le sensazioni che si hanno quando si entra fisicamente in un museo, incluso quel momento iniziale in cui, fatto il biglietto, si percepisce il primo impatto con lo stile architettonico, si cerca la direzione della visita, si ragiona sulle priorità da dare alle cose da vedere, sul tempo che ci vorrà.

Per la parte orientativa basata su Street View andrebbe integrata con una presentazione audio e/o testuale, con mappe o quant’altro serva a percepire con immediatezza la “logica” di quel museo.  E’ fondamentale che la qualità dei testi e dello speakeraggio siano professionali al massimo, non sono aspetti da lasciare a chi non lo fa di mestiere.

2) Panoramica delle sale e degli artisti esposti

E’ il secondo livello della fruizione. Si entra nella logica e nel percorso della visita, si definiscono le aspettative su quanto andremo a vedere in quella sala. Si contestualizzano autori ed opere, storia e biografie, scuole e committenze. L’acquisizione di concetti e dati, se realizzata in modo attrattivo, crea una pausa di arricchimento culturale che aumenta l’aspettativa del momento clou, l’impatto con le opere.

3) Gli approfondimenti per ogni singola opera

Nessuna esperienza virtuale, per quanto avanzata, potrà mai sostituire l’impatto diretto con l’opera. Alcuni quadri si prestano meglio ad una visione su schermo altri meno. Ma l’obbiettivo è rendere quanto più possibile appagante l’incontro con l’opera d’arte. E questo anche per chi non sia un appassionato e un esperto.

Serve selezionare le opere principali a cui dedicare un trattamento più completo costruendo per esse un percorso di fruizione multimediale che soddisfi sia le esigenze di approfondimento culturale sia l’emozione estetica pura, che sarà tanto più elevata quanto più sarà consapevole.

Mi sembrano troppo sintetiche le parti didascaliche presenti in Google Arts & Culture. Si deve fornire il contesto storico del quadro, dare cenni sulla tecnica pittorica, spiegare la simbologia, analizzare e descrivere la composizione. E sfruttare al massimo l’alta definizione per lasciare all’utente il piacere di guardare l’opera ed immergersi in essa. E’ importante che le spiegazioni di contorno esaltino la fruizione estetica senza sovrapporvisi e senza interromperla. Penso si possa riuscirci con una impostazione di web design ben studiata, dove la parte didascalica anche se ricca, sia però discreta e organizzata in modo da non interferire invasivamente con la visualizzazione dell’opera.

 

In conclusione, penso che un sito web concepito con criteri come questi potrebbe avere un notevole successo di pubblico. I contenuti sarebbero attrattivi e ben si presterebbero anche ad un ampia  diffusione sinergica sui social media.  

La bellezza attrae persone di ogni paese e di ogni livello culturale. La bellezza infinita di un capolavoro del nostro Rinascimento può ottenere più like e condivisioni dell’ultimo modello di scarpe dell’influencer di turno.

Vogliamo provare?

 

 

 

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