Ma davvero i leader aggressivi difendono meglio il branco?

In un esperimento condotto dall’Università della Virginia sono state fatte ascoltare, ad un campione di elettori, una serie di coppie di frasi pronunciate durante varie campagne presidenziali americane, senza indicare quale candidato le avesse realmente pronunciate.

In ogni coppia di frasi una era positiva e costruttiva, l’altra era critica ed aggressiva. Il campione doveva indicare a quale delle due frasi collegava una leadership più forte.

A grande maggioranza le frasi aggressive sono state attribuite a leader più forti, che sarebbero anche stati votati.

I ricercatori collegano questo risultato ad aspetti arcaici della psicologia umana. Quando eravamo ancora scimmie, nei momenti di carenza o di pericolo, il branco si affidava ovviamente agli individui più dotati fisicamente e più aggressivi.

In ambiti aziendali questa tendenza viene mitigata dalla complessità del contesto, delle interazioni e delle attività da svolgere.

In un ambito politico la situazione è diversa, soprattutto oggi. Infatti, in una comunicazione iper-sintetica come è quella veicolata dai social media, la tendenza a preferire leader aggressivi, percepiti come più capaci di difendere il branco, sta dilagando.

Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

Il rasoio di Ockham e il management

Guglielmo di Ockham (1285 -1347) è citato spesso come il filosofo che ha chiuso il medioevo. 

Sia pure formulato in ambito teologico, il suo pensiero ha posto le basi del metodo scientifico di oggi.

Ci si riferisce al “rasoio di Ockham” per sintetizzare, soprattutto in ambito epistemologico, un principio base: “Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora”. E’ inutile fare con più quello che si può fare con meno.

Credo che il rasoio di Ockham sia di fondamentale importanza nella gestione aziendale. Non parlo ovviamente di tagli dei costi e di economie. Mi riferisco alle decisioni e alle scelte.

Nella mia esperienza, le soluzioni migliori, le decisioni più azzeccate, i progetti meglio riusciti sono sempre stati caratterizzati da una estrema semplicità concettuale. Questo non vuol dire che fosse semplice la loro attuazione. Ma era semplice lo schema di base.

Al contrario, tutte le volte che la definizione iniziale richiedeva troppe parole e troppe slide intuivo che qualcosa non andava e che non avrei avuto un pieno successo. 

In qualche modo le idee, le decisioni, i progetti che funzionano hanno la bellezza della semplicità.

Chiunque può tenere il timone quando il mare è calmo

C’è una nota frase di un autore romano, Publilio Siro, che viene spesso citata in diversi contesti psicologici e filosofici: “Chiunque può tenere il timone quando il mare è calmo”.

Raramente la vedo citata in ambito manageriale. Chi è alla guida di un’azienda, o di un team, molto spesso tende al machismo. Quale manager non conosce la perversa gratificazione dell’impegno 7/24 e delle risposte alle e-mail a mezzanotte?

Eppure, quando il tuo equipaggio è ben organizzato e motivato, la nave è in ordine e la rotta è tracciata non è necessario che chi guida la nave stia sempre al timone.

Ci saranno tempeste, cambiamenti di rotta e approdi difficili, momenti in cui tutti si volteranno verso il leader per avere certezze e decisioni.

Per dare il meglio di sé in quei momenti serve la serenità che deriva da un’impostazione di vita sana e saggia.

E, per avere una vita così, è importante saper godere dei momenti di mare calmo. Ce ne sono più di quanto si voglia ammettere.

Momenti in cui ci si può dedicare un po’ a sé stessi, al proprio benessere. Un benessere che si trasforma in forza e creatività. Quello che il tuo equipaggio si aspetta da te quando si alzano le onde.

The Human Side of Enterprise

“The Human Side of Enterprise” di Douglas McGregor é del 1960. La Teoria X e la Teoria Y introdussero concetti allora rivoluzionari ed ancora attualissimi.

Come è noto, la Teoria X descrive l’approccio manageriale vecchio stampo per cui le persone in azienda hanno un ruolo passivo e sono motivabili soltanto con minacce e/o ricompense monetarie. Secondo la Teoria Y, invece, le persone danno il meglio di sé quando gli obiettivi dell’azienda sono anche i propri, quando c’è fiducia e delega.

E’ esperienza comune che le aziende migliori sono in pieno dentro la teoria Y.

La dicotomia fra le due teorie viene però spesso estremizzata, falsando così le analisi di McGregor. Che non ha mai scritto che delega e fiducia possano prescindere da una perfetta organizzazione aziendale, dalla definizione di obiettivi chiari e condivisi, da una leadership partecipativa e “trasparente” ma comunque ben presente.

Mentre essere un manager “X” è purtroppo alla portata di tutti, essere un manager “Y” non è facile. Va trovata la giusta misura fra delega e direzione, creando le condizioni in cui l’ego del “capo” scompare a favore di un ego collettivo, che trova le sue motivazioni nella soddisfazione che tutti provano vedendo che il proprio lavoro contribuisce al successo comune.

“Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”

E’ il movimento interno di un cronografo Patek Philippe, un orologio di gran lusso realizzato con immensa cura e sapienza artigianale. Non posso permettermelo ma mi perdo a guardare la perfezione di questo meccanismo.

Gli attriti sono ridotti al minimo da perni in rubino. Ogni ingranaggio è un pezzo unico che si incastra a perfezione con tutti gli altri pezzi, altrettanto unici. Tutti assieme svolgono una funzione armoniosa e precisa.

C’è molta bellezza in questo meccanismo e mi piace pensare che gli ingranaggi di questo capolavoro siano, a loro modo, felici.

Un’azienda dovrebbe essere come questo meccanismo prezioso, con ogni persona che sa quello che deve fare, e lo fa al meglio, integrandosi perfettamente con gli altri, con una comunicazione serena e aperta a ridurre gli attriti, come fanno i perni di rubino, facilitando il compito di tutti.

Del resto anche per le aziende vale il claim del brand :”Un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”. Di uscita dalla comfort zone e di managerialità rampante ne parliamo un’altra volta.

George Patton: “Guidami, seguimi o togliti di mezzo”

George Patton è stato uno dei più famosi comandanti americani durante la seconda guerra mondiale. Era un leader carismatico e un grande innovatore nella guerra con i mezzi corrazzati.

Nel 1970 gli venne dedicato un film di successo, “Patton, generale d’acciaio”, che evidenzia bene le caratteristiche eccezionali del personaggio.  Inclusi certi tratti di originalità, come la Colt con il manico di avorio che ostentava o il pitbull che lo seguiva sempre.

In una scena famosa del film Patton, interpretato da George Scott, salta giù dalla jeep nel fango e si mette a dirigere il traffico di colonne di carri che, nell’avanzata fulminea verso Parigi, avevano creato un ingorgo.

Non amo troppo le frasi celebri, salvo eccezioni. Una di queste eccezioni è proprio una frase di Patton: “Guidami, seguimi, o togliti dalla mia strada”. Pare che la frase originale inglese fosse un po’ più esplicita riguardo a da dove togliersi.

Trovo che sia una sintesi mirabile di cosa è la leadership:

·        “Guidami”: mi fido di te, della tua competenza, hai l’autonomia per decidere. Ti seguo anche se sono io il capo.

·        “Seguimi”: Sono io al comando, io decido e tu fai quello che dico.

·        “Oppure togliti dalla mia strada”: Quando si tratta di agire non esiste una terza alternativa rispetto alle prime due.

Patton era un geniale stratega adorato dai suoi uomini, da cui otteneva il massimo, ma era un pessimo politico. Tanto che verso la fine della guerra venne emarginato per la franchezza con cui si esprimeva in un momento in cui si delineavano gli accordi post- bellici con gli alleati. Quello che lo rendeva così efficace in battaglia lo ostacolava quando c’era da mediare e da scendere a compromessi.

I grandi generali suoi pari grado entrarono tutti in politica con successo. Lui morì in un banale incidente stradale nel 1945. Ed entrò nel mito.

IL CAZZÍLLORO

Il cazzìlloro è un simpatico animaletto che vive nelle foreste pluviali del Centro America.

Ha dimensioni molto piccole e un delizioso musetto. La tipica andatura a balzi è ideale per il suo habitat, l’ombroso e umido sottobosco tropicale.

Le caratteristiche più interessanti del cazzìlloro sono quelle comportamentali. Ha infatti un’innata curiosità, per cui si ferma spesso ad annusare e a guardarsi intorno in posizione eretta, con una gestualità che ricorda quella della marmotta con cui è imparentato.

Però, a differenza della marmotta, che adotta questo atteggiamento vigile per allertare il branco in caso di pericolo, il cazzìlloro mostra uno spiccato individualismo.

Proprio per questa peculiare caratteristica comportamentale, che lo espone ai numerosi predatori, restano ormai pochi esemplari di cazzìlloro e la specie rischia seriamente l’estinzione.

MOLLARE FACEBOOK

Anni fa ho smesso di fumare sigarette. Non per paura dei rischi.

Avevo fatto un breve corso di yoga e un esercizio consisteva nel respirare lentamente, assaporando l’ingresso piacevole dell’aria fresca nei polmoni.  Lo ripetevo ogni volta che mi veniva voglia di fumare.

Un’abitudine piacevole al posto di un atto vuoto e compulsivo.

Ci sono tante cose più “fresche” e piacevoli da fare, nel tempo libero, invece che stare su FB. Passeggiare, leggere un buon libro e tanti altri piaceri della vita.

FB non è piacevole, i “superstimoli” che genera, il meccanismo psicologico di superficiale riconoscimento sociale, danno assuefazione. Esattamente come il fumare compulsivo.

Certo, è bello essere in contatto con amici lontani che non vedi da anni.  Ma è vero contatto?

Su Linkedin ho una rete importante di rapporti professionali, ma a cosa mi serve concretamente FB?

MI piace scrivere fesserie, recensioni di improbabili ristoranti milanesi di cucina uzbeka o descrizioni di idilliaci paesini inesistenti della Lucania. Ma ho la mia pagina francobartoli.it dove posso scrivere tutte le bischerate che voglio con il vantaggio che nessuno le legge.

Quindi ho deciso di sospendere  la mia pagina FB. Non la elimino, perché sarebbe estremistico, ma un periodo di aria fresca ci sta.

Mi dispiace per Zuckerberg, spero non se ne abbia a male

Ciao !

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UNA NEW ENTRY NEL PANORAMA GASTRONOMICO MILANESE

Dopo il successo sulla piazza londinese apre adesso anche a Milano il primo ristorante della catena Samarcanda, specializzata nella cucina uzbeka.

Nato dalla capacità imprenditoriale del famoso chef Pamiran Sunciuk, il Samarcanda di Milano si propone di far conoscere anche al sofisticato pubblico meneghino una cucina di antica tradizione, legata ai valori di un territorio remoto e fiabesco come quello uzbeko.

Nei raffinati locali affacciati su corso Magenta si potranno gustare tutti i piatti tipici uzbeki, dalla pecora marinata, il famoso gushiankir, alla pecora stufata in salsa di frugaz, il piccante peperone locale, fino alla famosa pecora frollata cotta nel miele, il dolce tipico che, nelle famiglie uzbeke, è tradizione consumare per le più importanti festività. Il tutto accompagnato dal fortissimo liquore locale, il parak, distillato dall’anice stellata.

Il Samarcada è in corso Magenta al 24, non lontano da Santa Maria delle Grazie. Chiuso il lunedì.

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