MOLLARE FACEBOOK

Anni fa ho smesso di fumare sigarette. Non per paura dei rischi.

Avevo fatto un breve corso di yoga e un esercizio consisteva nel respirare lentamente, assaporando l’ingresso piacevole dell’aria fresca nei polmoni.  Lo ripetevo ogni volta che mi veniva voglia di fumare.

Un’abitudine piacevole al posto di un atto vuoto e compulsivo.

Ci sono tante cose più “fresche” e piacevoli da fare, nel tempo libero, invece che stare su FB. Passeggiare, leggere un buon libro e tanti altri piaceri della vita.

FB non è piacevole, i “superstimoli” che genera, il meccanismo psicologico di superficiale riconoscimento sociale, danno assuefazione. Esattamente come il fumare compulsivo.

Certo, è bello essere in contatto con amici lontani che non vedi da anni.  Ma è vero contatto?

Su Linkedin ho una rete importante di rapporti professionali, ma a cosa mi serve concretamente FB?

MI piace scrivere fesserie, recensioni di improbabili ristoranti milanesi di cucina uzbeka o descrizioni di idilliaci paesini inesistenti della Lucania. Ma ho la mia pagina francobartoli.it dove posso scrivere tutte le bischerate che voglio con il vantaggio che nessuno le legge.

Quindi ho deciso di sospendere  la mia pagina FB. Non la elimino, perché sarebbe estremistico, ma un periodo di aria fresca ci sta.

Mi dispiace per Zuckerberg, spero non se ne abbia a male

Ciao !

LA FACILE GLORIA DEI GIORNALISTI FALLITI

Tornare in redazione da inviato di guerra, coperto di gloria, fra l’ammirazione dei colleghi, è il sogno di ogni giornalista.

Trattandosi di un’attività scomoda e pericolosa, i corrispondenti di guerra veri sono in realtà pochissimi.

Ma c’è, da qualche anno, il surrogato perfetto: Il conflitto fra Israeliani e Palestinesi.

Si prende un accreditamento con gli israeliani, uno con i palestinesi. Poi ci si arruffiana un po’ con gli uffici stampa “palestinesi” per sapere dove andare e a che ora.

Al momento giusto ci si mette un bel giubbotto antiproiettile e l’elmetto con la scritta “press”, inutili ma molto scenografici, si lascia l’albergo di lusso in centro, si monta in taxi con l’operatore e via verso la gloria.

Le occasioni per un bel pezzo ad effetto non mancano mai in Cisgiordania perché di “giorni della rabbia” è pieno il calendario.
Sostanzialmente le proteste di strada sono diventate attività di routine ogni venerdì, ritualizzate e con una coreografia consolidata da anni. Coinvolgono sempre i soliti professionisti della protesta, e sono sempre una fonte di riprese e foto di grande effetto.

L’Autorità Palestinese, infatti, investe molto in queste azioni e relativa propaganda per distrarre la propria gente dal fallimento di anni di corruzione e malgoverno. Usano anche operatori e registi professionali, così, se il reporter occidentale ha pure mancato la ripresa, gliela forniscono loro pronta e già montata.

Il guaio è che, per una foto ad effetto, per un pezzo di colore, per una sofisticata analisi di situazioni di cui non capiscono un cazzo, questi “giornalisti” da operetta fomentano, in occidente, una visione che allontana la pace perché dà una grossa mano alle fazioni più violente, terroristiche e corrotte del mondo palestinese, inclusi gli assassini di Hamas.

Volete una conferma?
Avrete notato la delusione che traspare in questi giorni in molti giornali perché non si è verificato il disastro che doveva seguire, in Israele e Cisgiordania, alla decisione di Trump ?

Chi, nei giornali, si aspettava giorni e giorni di foto spettacolari e ghiotti titoloni ad effetto per aumentare le tirature non li ha avuti, per fortuna.

La realtà è che la maggior parte degli arabi cittadini israeliani e quelli della Cisgiordania, sono sempre più critici con gli islamisti fanatici e i politici palestinesi iper-corrotti che li hanno ghettizzati per anni. Secondo i sondaggi, la maggioranza di loro vorrebbe solo, come gli israeliani, avere una vita normale, forse meno eroica ma pacifica e serena.

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