IL MITO DI NARCISO, FACEBOOK E IL MANAGEMENT

Nato da una ninfa e da un fiume, Narciso ebbe probabilmente un’infanzia difficile.
E vorrei vedere voi con due genitori così. In compenso era bellissimo, oggi si direbbe di una bellezza imbarazzante. Tanto che tutti si innamoravano di lui, fino a dare di matto, donne e uomini indifferentemente. Si sa che i Greci su questo erano abbastanza possibilisti.

Il problema era che, circondato da tanti fans in costante delirio, il ragazzo era un po’ freddino, e, si, anche un po’ stronzo.
Ci fu il caso del suicidio di un suo spasimante, Arminio, a cui, quale unico gesto di umana partecipazione, il nostro Narciso si limitò a porgere tranquillamente la spada.

Ma, come in tutti i miti greci che si rispettino, la nemesi era in agguato.

Un giorno Narciso stava gironzolando per un bosco assieme ad Eco, una ninfa innamorata persa di lui, e anche un tantino asfissiante perché non faceva che chiamarlo. Tanto che alla fine di lei restò solo la voce garantendole, come è noto, un’agevole migrazione dalla mitologia all’etimologia.

C’era nel bosco uno stagno, fermo e limpido come uno specchio. Narciso ci guarda dentro, vede la sua immagine meravigliosa e succede il guaio. Si innamora di se stesso con una tale intensità che finisce per morirne.

Su questa storia ci hanno lavorato in tanti da Ovidio a Freud.
E’ banale dire che tutti siamo un po’ narcisi. Però in psicologia contano molto le dosi.
Quanto di Narciso c’è in Facebook, questo specchio ipertecnologico studiato per rimandarci, come in un gioco ottico, un riflesso infinito di noi stessi?

Una personalità marcatamente narcisista è poi particolarmente esiziale in chi ha la responsabilità di persone e organizzazioni.

Ho avuto la fortuna di incontrare nella mia carriera alcune persone veramente grandi, come leader e come maestri. Uno di loro mi lasciò in dono un quadretto con una frase di Peter Drucker “Quando i capi migliori hanno finito il lavoro, raggiunto i loro scopi, tutti dicono: Questo l’ho fatto io”.
Questi veri leader avevano in comune una sorta di noncuranza verso se stessi e una focalizzazione assoluta sulle cose da fare e sugli altri.

 

Il gallo nel pollaio

David de Conink (attribuito)
Olanda, seconda metà del XVII secolo

Facciamo un giretto insieme dentro questo quadro fiammingo della fine del ‘600.

I vari animali sono descritti realisticamente, ma la loro gestualità e le loro interazioni comportamentali sono nettamente antropomorfe.

Il gallo ha la testa eretta, fiero del suo piumaggio e della cresta che lo incorona. E’ evidentemente un leader nato, conscio del suo ruolo e fiero dei simboli del potere che gli sono connaturati. E’ nato gallo.

Ma guardate l’espressione stupita del suo “viso”.

Sta accadendo infatti qualcosa di non previsto. Non saprei esattamente che tipo di uccello sia quello che spiega le ali alzandosi sul canestro. Chiamiamolo faraona per comodità. E’ evidente che la faraona sta contestando il gallo che ha di fronte. Non ci è dato sapere perché ma la faraona esprime un forte dissenso con il gallo su qualcosa d’importante ed emotivamente coinvolgente. Deve essere qualcosa che riguarda le sue simili che stanno nel canestro, che infatti hanno l’aria di sentirsi protette e non si immischiano nel diverbio.

Tutto intorno ci sono dei comprimari. C’è un “sotto-gallo” sulla destra. Anch’esso stupito, cerca di defilarsi di fronte alla criticità di quanto sta accadendo al suo gallo capo, la cui leadership viene messa così aggressivamente in discussione.

I tre conigli, fedeli alla loro natura, fanno finta di non essere lì.

E infine, e questa è la chiave di lettura principale del quadro, una faraona si volta dal canestro e lancia l’allarme.  Ma si capisce che gli altri animali, così presi nel confronto con il gallo-leader,  non la sentono.

E così, mentre galli, faraone e conigli sono concentrati su come schierarsi nello psicodramma in corso, un bel gattone si lecca i baffi pronto a risolvere, a modo suo, le dinamiche psicologiche di tutti quanti.

Ogni riferimento a persone e a fatti realmente accaduti,  o a situazioni che io abbia visto nella mia carriera,  è puramente casuale.

Proudly powered by WordPress | Theme: Baskerville 2 by Anders Noren.

Up ↑