ANCHE BELLI & GRASSI APRIRA’ IN PIAZZA LIBERTY A MILANO

Nella ristrutturata Piazza Liberty a Milano, accanto all’Apple Store e ai marchi celebri della moda e del design, aprirà a settembre anche il primo store italiano della catena americana Belli & Grassi.
Era il 1912 quando Giovanni Belli e Roberto Grassi, due giovani immigrati originari di Pavia, aprirono a New York il loro primo negozio di specialità alimentari italiane nella Grand Street di Little Italy.

Il successo fu immediato fra gli abitanti del quartiere, nostalgici del cibo della patria lontana.
Ma la coerenza dei due soci ed amici nel selezionare ed importare solo i prodotti migliori li fece ben presto apprezzare anche dalle sofisticate élite newyorkesi.

Nel periodo fra le due guerre, gli anni del proibizionismo e del charleston, i negozi Belli & Grassi si erano già moltiplicati in tutta New York. In quegli anni spensierati erano sinonimo di gusto italiano, genuinità e raffinatezza.

Ma è negli anni ’50 del secolo scorso che, sotto la guida di Francesco, primogenito di Giovanni, il brand si espande fino a diventare la realtà di oggi, la principale catena di gastronomia italiana negli States e un’azienda di successo quotata a Wall Street

L’apertura dello store di Milano rappresenta dunque un emozionante ritorno alle origini di un marchio ancora poco noto da noi ma che identifica, in America, l’eccellenza e il gusto italiano nell’agroalimentare. A questa apertura ne seguiranno ben presto altre nelle principali città italiane


 

IL MITO DI NARCISO, FACEBOOK E IL MANAGEMENT

Nato da una ninfa e da un fiume, Narciso ebbe probabilmente un’infanzia difficile.
E vorrei vedere voi con due genitori così. In compenso era bellissimo, oggi si direbbe di una bellezza imbarazzante. Tanto che tutti si innamoravano di lui, fino a dare di matto, donne e uomini indifferentemente. Si sa che i Greci su questo erano abbastanza possibilisti.

Il problema era che, circondato da tanti fans in costante delirio, il ragazzo era un po’ freddino, e, si, anche un po’ stronzo.
Ci fu il caso del suicidio di un suo spasimante, Arminio, a cui, quale unico gesto di umana partecipazione, il nostro Narciso si limitò a porgere tranquillamente la spada.

Ma, come in tutti i miti greci che si rispettino, la nemesi era in agguato.

Un giorno Narciso stava gironzolando per un bosco assieme ad Eco, una ninfa innamorata persa di lui, e anche un tantino asfissiante perché non faceva che chiamarlo. Tanto che alla fine di lei restò solo la voce garantendole, come è noto, un’agevole migrazione dalla mitologia all’etimologia.

C’era nel bosco uno stagno, fermo e limpido come uno specchio. Narciso ci guarda dentro, vede la sua immagine meravigliosa e succede il guaio. Si innamora di se stesso con una tale intensità che finisce per morirne.

Su questa storia ci hanno lavorato in tanti da Ovidio a Freud.
E’ banale dire che tutti siamo un po’ narcisi. Però in psicologia contano molto le dosi.
Quanto di Narciso c’è in Facebook, questo specchio ipertecnologico studiato per rimandarci, come in un gioco ottico, un riflesso infinito di noi stessi?

Una personalità marcatamente narcisista è poi particolarmente esiziale in chi ha la responsabilità di persone e organizzazioni.

Ho avuto la fortuna di incontrare nella mia carriera alcune persone veramente grandi, come leader e come maestri. Uno di loro mi lasciò in dono un quadretto con una frase di Peter Drucker “Quando i capi migliori hanno finito il lavoro, raggiunto i loro scopi, tutti dicono: Questo l’ho fatto io”.
Questi veri leader avevano in comune una sorta di noncuranza verso se stessi e una focalizzazione assoluta sulle cose da fare e sugli altri.

 

Una buona notizia per gli amanti dell’arte moderna

Dopo il grande successo ottenuto lo scorso anno al MOMA di New York, approda a Milano la mostra “The meaningful hole, un maestro dell’essenzialità” dedicata all’opera di Irato Takashi, il grande pittore giapponese deceduto nel 2014 che tanto ha ispirato l’arte concettuale contemporanea.

La mostra è un emozionante viaggio attraverso le opere e la vita del maestro, a partire dagli anni cinquanta quando il tema centrale dell’opera di Takashi, il foro su superficie bianca, aveva ancora un materico realismo, fino alle realizzazioni più recenti in cui si assiste ad una progressiva rarefazione astratta.

Per la prima volta in Italia sono esposte tutte assieme le opere della maturità dell’artista quali la celebre serie di dodici quadri “Punto nero su superfice bianca” accanto alla altrettanto celebre serie “Punto nero su superfice rosa” e a quella, rimasta incompleta per la morte dell’autore, “Punto nero su superfice verdastra”.
La mostra resterà aperta fino a fine luglio al Palazzo Reale di Milano.

LE SCIMMIE GIALAPAGA, SCOPERTA UNA SPECIE ANIMALE SCONOSCIUTA NELL’ ARCIPELAGO DI GIAVA

L’ultimo numero del “National Geographic Magazine” riporta la notizia della scoperta di una nuova specie di scimmiette, rimasta fino ad ora sconosciuta.
Sono piccoli animali, apparentemente molto timidi, che vivono solo nelle aree inesplorate dell’isola di Sunnarmambata, una delle zone più inaccessibili dell’arcipelago indonesiano.

Questi deliziosi animaletti hanno sviluppato, in secoli di isolamento, particolari caratteristiche comportamentali che li distinguono dalle altre specie della famiglia degli indridi, di cui fanno parte assieme ai lemuri.

Sir John Loastcoke, il noto etologo della National Geographic Society che le ha scoperte dopo anni di ricerche, ha descritto l’emozione del primo incontro con una piccola gialapaga. Non avendo mai conosciuto l’uomo, le gialapaga sono molto fiduciose e socievoli.
Sir Loastcoke racconta ancora con commozione di quando la prima piccola gialapaga femmina è scesa da un albero, si è avvicinata e ha iniziato a guardare incuriosita la sigaretta che Sir John stava fumando in quel momento, una Senior Service senza filtro.
Sir John ha teso la sigaretta alla piccola gialapaga che se ne è impadronita e ha cominciato a fumare a rapide boccate.

Sempre Sir John racconta che dopo l’emozione di quel primo incontro si sono verificati dei problemi dovuti alla particolare affettività, quasi eccessiva, che sembra essere una delle caratteristiche salienti delle gialapaga.
La  scimmietta, finito di fumare, si è infatti abbarbicata alla gamba di Sir John. A nulla sono valsi i tentativi di staccarla, anche perché la piccola gialapaga, quando Sir John si allontanava da lei, manifestava evidenti segni di disperazione.

Nell’ articolo, Sir John racconta che, dopo qualche ora, l’intera spedizione aveva di fatto adottato una intera comunità di piccole gialapaga, che si erano affezionate ai singoli membri abbarbicandosi alle loro gambe, piangendo ai tentativi di separazione.
L’unico modo di calmare i simpatici animaletti, è sempre Sir John che lo racconta, fu quello di condividere con loro, oltre alle sigarette, alcune bottiglie di birra che la spedizione aveva con sé.

Alcune piccole gialapaga sono adesso ospitate nello zoo di Kengsiston, vicino Londra, dove si sono trovate a loro agio e hanno anche iniziato a riprodursi.

LA FACILE GLORIA DEI GIORNALISTI FALLITI

Tornare in redazione da inviato di guerra, coperto di gloria, fra l’ammirazione dei colleghi, è il sogno di ogni giornalista.

Trattandosi di un’attività scomoda e pericolosa, i corrispondenti di guerra veri sono in realtà pochissimi.

Ma c’è, da qualche anno, il surrogato perfetto: Il conflitto fra Israeliani e Palestinesi.

Si prende un accreditamento con gli israeliani, uno con i palestinesi. Poi ci si arruffiana un po’ con gli uffici stampa “palestinesi” per sapere dove andare e a che ora.

Al momento giusto ci si mette un bel giubbotto antiproiettile e l’elmetto con la scritta “press”, inutili ma molto scenografici, si lascia l’albergo di lusso in centro, si monta in taxi con l’operatore e via verso la gloria.

Le occasioni per un bel pezzo ad effetto non mancano mai in Cisgiordania perché di “giorni della rabbia” è pieno il calendario.
Sostanzialmente le proteste di strada sono diventate attività di routine ogni venerdì, ritualizzate e con una coreografia consolidata da anni. Coinvolgono sempre i soliti professionisti della protesta, e sono sempre una fonte di riprese e foto di grande effetto.

L’Autorità Palestinese, infatti, investe molto in queste azioni e relativa propaganda per distrarre la propria gente dal fallimento di anni di corruzione e malgoverno. Usano anche operatori e registi professionali, così, se il reporter occidentale ha pure mancato la ripresa, gliela forniscono loro pronta e già montata.

Il guaio è che, per una foto ad effetto, per un pezzo di colore, per una sofisticata analisi di situazioni di cui non capiscono un cazzo, questi “giornalisti” da operetta fomentano, in occidente, una visione che allontana la pace perché dà una grossa mano alle fazioni più violente, terroristiche e corrotte del mondo palestinese, inclusi gli assassini di Hamas.

Volete una conferma?
Avrete notato la delusione che traspare in questi giorni in molti giornali perché non si è verificato il disastro che doveva seguire, in Israele e Cisgiordania, alla decisione di Trump ?

Chi, nei giornali, si aspettava giorni e giorni di foto spettacolari e ghiotti titoloni ad effetto per aumentare le tirature non li ha avuti, per fortuna.

La realtà è che la maggior parte degli arabi cittadini israeliani e quelli della Cisgiordania, sono sempre più critici con gli islamisti fanatici e i politici palestinesi iper-corrotti che li hanno ghettizzati per anni. Secondo i sondaggi, la maggioranza di loro vorrebbe solo, come gli israeliani, avere una vita normale, forse meno eroica ma pacifica e serena.

DAAS, UNA STORIA DI SUCCESSO

 

Un foto ricordo scattata durante una lezione del CSN

Il 3 dicembre 1972 John Wile si recò alla Fiera Sportiva dell’Est per comprarsi un paio di sci ultimo modello.

Fu una grande delusione per John quando, alla prima uscita sulle montagne di Spaccaloosa nel Wisconsin, urtando un sasso gli sci nuovi di zecca si spezzarono in due.
Proprio in quel momento passava di lì William Legahort, un nano che abitava nella vicina cittadina di Franaway. “Non buttarli” disse William a John.

William era un brillante falegname e, con perizia, riuscì a ricavare due paia di sci, molto corti ma perfetti, dagli sci rotti di John.

John Wile in una tenuta da sci pioneristica negli anni ’50
William Legahort, a causa della bassa statura che lo rendeva molto aerodinamico, stabilì diversi record sul chilometro lanciato

John e William divennero amici e assieme aprirono a Spaccaloosa il CSN, “Centro Sciistico Nani” che in pochi anni divenne il punto di riferimento per tutti i nani sciatori della costa orientale.

Ma il punto di svolta per John e William arrivò nel 1985. Un addetto alla progettazione delle scarpe da running dell’Adidas aveva sbagliato a premere il tasto ”riduci decimali” e, prima che qualcuno se ne rendesse conto, l’Adidas aveva prodotto quasi un migliaio di scarpe di misura assurdamente piccola.

William Legahort in una rara immagine

John e William rilevarono l’intero stock, che ebbe un enorme successo fra i nani sportivi già clienti dei due.

Iniziò così la fortuna dell’azienda che, nei primi anni novanta, prese il nome attuale di DAAS, “Diversamente Alti Articoli Sportivi”. Un’espansione ininterrotta che ha portato la DAAS ad essere oggi leader di mercato nel settore degli articoli sportivi per nani, con oltre mille dipendenti e con stabilimenti di produzione e negozi in tutti gli States.

Il gallo nel pollaio

David de Conink (attribuito)
Olanda, seconda metà del XVII secolo

Facciamo un giretto insieme dentro questo quadro fiammingo della fine del ‘600.

I vari animali sono descritti realisticamente, ma la loro gestualità e le loro interazioni comportamentali sono nettamente antropomorfe.

Il gallo ha la testa eretta, fiero del suo piumaggio e della cresta che lo incorona. E’ evidentemente un leader nato, conscio del suo ruolo e fiero dei simboli del potere che gli sono connaturati. E’ nato gallo.

Ma guardate l’espressione stupita del suo “viso”.

Sta accadendo infatti qualcosa di non previsto. Non saprei esattamente che tipo di uccello sia quello che spiega le ali alzandosi sul canestro. Chiamiamolo faraona per comodità. E’ evidente che la faraona sta contestando il gallo che ha di fronte. Non ci è dato sapere perché ma la faraona esprime un forte dissenso con il gallo su qualcosa d’importante ed emotivamente coinvolgente. Deve essere qualcosa che riguarda le sue simili che stanno nel canestro, che infatti hanno l’aria di sentirsi protette e non si immischiano nel diverbio.

Tutto intorno ci sono dei comprimari. C’è un “sotto-gallo” sulla destra. Anch’esso stupito, cerca di defilarsi di fronte alla criticità di quanto sta accadendo al suo gallo capo, la cui leadership viene messa così aggressivamente in discussione.

I tre conigli, fedeli alla loro natura, fanno finta di non essere lì.

E infine, e questa è la chiave di lettura principale del quadro, una faraona si volta dal canestro e lancia l’allarme.  Ma si capisce che gli altri animali, così presi nel confronto con il gallo-leader,  non la sentono.

E così, mentre galli, faraone e conigli sono concentrati su come schierarsi nello psicodramma in corso, un bel gattone si lecca i baffi pronto a risolvere, a modo suo, le dinamiche psicologiche di tutti quanti.

Ogni riferimento a persone e a fatti realmente accaduti,  o a situazioni che io abbia visto nella mia carriera,  è puramente casuale.

Mastro Anto’

Mastro Anto’, sulla destra,
con Gervaso il falegname
di Ciripìsolo

Una delle ragioni principali per cui amo Ciripìsolo, il paesino di sogno sperduto fra i monti della Lucania dove, ogni estate, mi reco in cerca di pace, è il rapporto umano che si riesce a creare con i Ciripìsolani.
Sono, come ormai sapete, quasi tutti persone molto anziane e sagge, di poche parole.
Un rapporto speciale mi lega a Mastro Antonino, Mastr’Antò come lo chiamano i Ciripìsolani, che usano spesso le elisioni.
Mastr’Antò non ama farsi ritrarre, ma potete vederlo, di spalle, a destra nella foto che ho scattato l’anno scorso.

Lo incontrai la prima volta che venni a Ciripìsolo, ormai diversi anni fa. Era tardo pomeriggio e lo vidi seduto su una panca davanti alla sua casetta in pietra a due piani. Lo salutai, mi rispose con un cenno gentile e mi sedetti accanto a lui.

La pace del posto, la presenza accanto a me di quell’uomo saggio e silenzioso mi portarono a parlare, ad aprirgli il mio cuore. Gli raccontai della vita in Brianza, del traffico di Milano, delle ansie del lavoro, di come, in quel fiscal year, mi attanagliasse l’incertezza su come far quadrare nel profit & loss gli investimenti per incrementare la brand awareness.
Parlai molto a lungo. Poi scese il silenzio.

Nel cielo sopra di noi volavano alte le rondini e si intuivano i primi raggi del sole al tramonto.
Non dimenticherò mai quel momento quando, dopo ancora una lunga pausa, Mastro Antonino si girò lentamente verso di me, mi guardò con quel suo sguardo dolce e indefinibile, e, piano, mi batté due volte la mano su una spalla.

SEGUE……..

Ciripìsolo

Ciripìsolo è un delizioso paesino della Lucania dove ogni anno trascorro con mia moglie parte delle vacanze.

Il centro storico di Ciripìsolo

E’ incredibile che in Italia esistano ancora posti come Ciripìsolo. Lontano dalle autostrade e da ogni insediamento industriale, raggiungibile solo a piedi con un’antica mulattiera, nelle sue stradine acciottolate si respira una quiete arcaica. Il silenzio è totale. I pochi abitanti, quasi tutti anziani, passano le giornate su piccole sedie davanti alle case. Non parlano, condividono solo con lo sguardo i loro ricordi di gioventù.

Si, la quiete regna sovrana a Ciripìsolo. Non c’è connessione WiFi e la vita scorre ai ritmi di un tempo. Non ci sono svaghi, tranne il sabato sera quando ci si ritrova nella piazza principale per l’antico gioco del “lancio della casciotta”. Ma i giocatori sono sempre meno per via dei dolori articolari dovuti all’età.

La gustosa “salama di Ciripìsolo

Spettacolare la cucina, legata, come poche altre in Italia, ai valori e alle tradizioni del territorio. Fra tutte segnalo la “Salama di Ciripìsolo” frutto di lunga e sapiente lavorazione. C’è anche una piccolissima produzione di un vino locale affine al più famoso Ceraulo. Veronelli passando di qui per caso nei primi anni settanta ebbe modo di assaggiarlo e lo definì “Sapido e forte, solare e potente come questa terra atavica”

Un amaro oggi famoso venne inventato nel secolo scorso proprio in questo paesino della Lucania e le anziane massaie ne conservano gelosamente la ricetta originale.

Mia moglie ed io saremo ancora ospiti di Cesarina, memoria storica di Ciripìsolo e cuoca sopraffina, nelle poche stanze sopra la piccola trattoria con il pavimento in cotto usurato dal tempo, dove saremo gli unici avventori, e mangeremo i cibi della tradizione mentre Cesarina ci guarda compiaciuta in silenzio.

SEGUE……..

Indiscrezioni al Colloquium di Brescia: La macchina Terminator Dental è quasi pronta

Il Colloquium Dental è un’occasione  di incontro in cui si hanno sempre anticipazioni importanti  sul nostro settore. Ma la notizia che circolava quest’anno mi ha davvero impressionato. Avevo già sentito dei rumors in proposito ma ho avuto la conferma ieri da un amico di Monaco di Baviera che lavora da anni come consulente strategico nel settore dentale.

Pare che i ricercatori delle principali multinazionali del dentale si siano incontrati in segreto nei mesi scorsi a Crans Montana in Svizzera per mettere a punto un progetto comune a cui è stato dato il nome provvisorio di Terminator Dental.

Si tratta di un nuovo standard di apparecchiature, totalmente automatiche ed estremamente complesse, che combinano molti aspetti delle attuali tecnologie ottenendo un risultato che ha dell’incredibile. Dai pochi dettagli che sono filtrati sembra che l’apparecchiatura permetta di rilevare, in automatico, la situazione clinica del paziente, che deve solo appoggiare la testa su un supporto simile a quelli usati dagli oculisti. Si attiva una serie di sensori sia fotografici che a raggi x a basso dosaggio. Il quadro clinico così rilevato viene analizzato dal computer, l’apparecchiatura lo elabora e stampa in tempo reale piano di cura e preventivo.

L’albergo di lusso a Crans Montana dove sarebbe avvenuta la riunione segreta

Il paziente a questo punto deve solo inserire la carta di credito, appoggiare fermamente la testa su un supporto simile al primo, posizionato in un’altra zona del macchinario, e aprire la bocca.

Bracci robotici miniaturizzati eseguono il lavoro necessario, in tempi brevissimi se trattasi di conservativa, in pochi minuti se è necessario produrre e cementare un manufatto protesico. Pare che per ora la macchina non sia in grado di produrre protesi totali, ma non tanto per motivi tecnici quanto per la scarsa dimestichezza con le tecnologie digitali dei pazienti più anziani.

A quanto sembra i primi prototipi hanno dato risultati promettenti ed è stata avviata la certificazione FDI della macchina e dei vari materiali che utilizza. Se la notizia verrà confermata, sono evidenti le implicazioni. Tutto il comparto odontoiatrico, odontotecnico e della distribuzione verrà rivoluzionato.

AGGIORNAMENTO

La mia fonte conferma che il lancio del progetto Terminator Dental è imminente. Si tratterà di apparecchiature self service posizionate nei centri commerciali, completamente automatizzate e controllate tutte a distanza da un’unica centrale dove opereranno al massimo due o tre dentisti ed odontotecnici, con compiti di sorveglianza.
Di fatto, il sistema dentale come lo conosciamo cesserà di esistere.

La sala di controllo provvisoria usata per le prime simulazioni. Le foto sono state diffuse da un giovane dentista che si è ritirato dal progetto perché terrorizzato dalle sue implicazioni. Pare che si sia rifugiato in Bolivia

Il business che si prospetta, su scala mondiale, è valutabile in molti miliardi di dollari tanto che i principali gruppi di investimento, anche cinesi, hanno già aderito al progetto.

Sembra che durante la riunione in cui il progetto ha avuto l’approvazione definitiva, il presidente di una delle multinazionali del dentale che fanno parte del cartello Terminator Dental sia stato sentito affermare, riferendosi a tutto il comparto:
“Era l’ora che cambiassimo strategia, i profitti sono in calo e io non ne posso più di questi maniaci, fissati su dettagli incomprensibili. E anche le assistenti non sono più bone come una volta”.
Su quest’ultima parte della frase, che mostrerebbe ancor di più uno scarso livello etico, la fonte che l’ha riferita non è del tutto sicura di aver capito bene.

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