LA FACILE GLORIA DEI GIORNALISTI FALLITI

Tornare in redazione da inviato di guerra, coperto di gloria, fra l’ammirazione dei colleghi, è il sogno di ogni giornalista.

Trattandosi di un’attività scomoda e pericolosa, i corrispondenti di guerra veri sono in realtà pochissimi.

Ma c’è, da qualche anno, il surrogato perfetto: Il conflitto fra Israeliani e Palestinesi.

Si prende un accreditamento con gli israeliani, uno con i palestinesi. Poi ci si arruffiana un po’ con gli uffici stampa “palestinesi” per sapere dove andare e a che ora.

Al momento giusto ci si mette un bel giubbotto antiproiettile e l’elmetto con la scritta “press”, inutili ma molto scenografici, si lascia l’albergo di lusso in centro, si monta in taxi con l’operatore e via verso la gloria.

Le occasioni per un bel pezzo ad effetto non mancano mai in Cisgiordania perché di “giorni della rabbia” è pieno il calendario.
Sostanzialmente le proteste di strada sono diventate attività di routine ogni venerdì, ritualizzate e con una coreografia consolidata da anni. Coinvolgono sempre i soliti professionisti della protesta, e sono sempre una fonte di riprese e foto di grande effetto.

L’Autorità Palestinese, infatti, investe molto in queste azioni e relativa propaganda per distrarre la propria gente dal fallimento di anni di corruzione e malgoverno. Usano anche operatori e registi professionali, così, se il reporter occidentale ha pure mancato la ripresa, gliela forniscono loro pronta e già montata.

Il guaio è che, per una foto ad effetto, per un pezzo di colore, per una sofisticata analisi di situazioni di cui non capiscono un cazzo, questi “giornalisti” da operetta fomentano, in occidente, una visione che allontana la pace perché dà una grossa mano alle fazioni più violente, terroristiche e corrotte del mondo palestinese, inclusi gli assassini di Hamas.

Volete una conferma?
Avrete notato la delusione che traspare in questi giorni in molti giornali perché non si è verificato il disastro che doveva seguire, in Israele e Cisgiordania, alla decisione di Trump ?

Chi, nei giornali, si aspettava giorni e giorni di foto spettacolari e ghiotti titoloni ad effetto per aumentare le tirature non li ha avuti, per fortuna.

La realtà è che la maggior parte degli arabi cittadini israeliani e quelli della Cisgiordania, sono sempre più critici con gli islamisti fanatici e i politici palestinesi iper-corrotti che li hanno ghettizzati per anni. Secondo i sondaggi, la maggioranza di loro vorrebbe solo, come gli israeliani, avere una vita normale, forse meno eroica ma pacifica e serena.

DAAS, UNA STORIA DI SUCCESSO

 

Un foto ricordo scattata durante una lezione del CSN

Il 3 dicembre 1972 John Wile si recò alla Fiera Sportiva dell’Est per comprarsi un paio di sci ultimo modello.

Fu una grande delusione per John quando, alla prima uscita sulle montagne di Spaccaloosa nel Wisconsin, urtando un sasso gli sci nuovi di zecca si spezzarono in due.
Proprio in quel momento passava di lì William Legahort, un nano che abitava nella vicina cittadina di Franaway. “Non buttarli” disse William a John.

William era un brillante falegname e, con perizia, riuscì a ricavare due paia di sci, molto corti ma perfetti, dagli sci rotti di John.

John Wile in una tenuta da sci pioneristica negli anni ’50
William Legahort, a causa della bassa statura che lo rendeva molto aerodinamico, stabilì diversi record sul chilometro lanciato

John e William divennero amici e assieme aprirono a Spaccaloosa il CSN, “Centro Sciistico Nani” che in pochi anni divenne il punto di riferimento per tutti i nani sciatori della costa orientale.

Ma il punto di svolta per John e William arrivò nel 1985. Un addetto alla progettazione delle scarpe da running dell’Adidas aveva sbagliato a premere il tasto ”riduci decimali” e, prima che qualcuno se ne rendesse conto, l’Adidas aveva prodotto quasi un migliaio di scarpe di misura assurdamente piccola.

William Legahort in una rara immagine

John e William rilevarono l’intero stock, che ebbe un enorme successo fra i nani sportivi già clienti dei due.

Iniziò così la fortuna dell’azienda che, nei primi anni novanta, prese il nome attuale di DAAS, “Diversamente Alti Articoli Sportivi”. Un’espansione ininterrotta che ha portato la DAAS ad essere oggi leader di mercato nel settore degli articoli sportivi per nani, con oltre mille dipendenti e con stabilimenti di produzione e negozi in tutti gli States.

Il gallo nel pollaio

David de Conink (attribuito)
Olanda, seconda metà del XVII secolo

Facciamo un giretto insieme dentro questo quadro fiammingo della fine del ‘600.

I vari animali sono descritti realisticamente, ma la loro gestualità e le loro interazioni comportamentali sono nettamente antropomorfe.

Il gallo ha la testa eretta, fiero del suo piumaggio e della cresta che lo incorona. E’ evidentemente un leader nato, conscio del suo ruolo e fiero dei simboli del potere che gli sono connaturati. E’ nato gallo.

Ma guardate l’espressione stupita del suo “viso”.

Sta accadendo infatti qualcosa di non previsto. Non saprei esattamente che tipo di uccello sia quello che spiega le ali alzandosi sul canestro. Chiamiamolo faraona per comodità. E’ evidente che la faraona sta contestando il gallo che ha di fronte. Non ci è dato sapere perché ma la faraona esprime un forte dissenso con il gallo su qualcosa d’importante ed emotivamente coinvolgente. Deve essere qualcosa che riguarda le sue simili che stanno nel canestro, che infatti hanno l’aria di sentirsi protette e non si immischiano nel diverbio.

Tutto intorno ci sono dei comprimari. C’è un “sotto-gallo” sulla destra. Anch’esso stupito, cerca di defilarsi di fronte alla criticità di quanto sta accadendo al suo gallo capo, la cui leadership viene messa così aggressivamente in discussione.

I tre conigli, fedeli alla loro natura, fanno finta di non essere lì.

E infine, e questa è la chiave di lettura principale del quadro, una faraona si volta dal canestro e lancia l’allarme.  Ma si capisce che gli altri animali, così presi nel confronto con il gallo-leader,  non la sentono.

E così, mentre galli, faraone e conigli sono concentrati su come schierarsi nello psicodramma in corso, un bel gattone si lecca i baffi pronto a risolvere, a modo suo, le dinamiche psicologiche di tutti quanti.

Ogni riferimento a persone e a fatti realmente accaduti,  o a situazioni che io abbia visto nella mia carriera,  è puramente casuale.

Mastro Anto’

Mastro Anto’, sulla destra,
con Gervaso il falegname
di Ciripìsolo

Una delle ragioni principali per cui amo Ciripìsolo, il paesino di sogno sperduto fra i monti della Lucania dove, ogni estate, mi reco in cerca di pace, è il rapporto umano che si riesce a creare con i Ciripìsolani.
Sono, come ormai sapete, quasi tutti persone molto anziane e sagge, di poche parole.
Un rapporto speciale mi lega a Mastro Antonino, Mastr’Antò come lo chiamano i Ciripìsolani, che usano spesso le elisioni.
Mastr’Antò non ama farsi ritrarre, ma potete vederlo, di spalle, a destra nella foto che ho scattato l’anno scorso.

Lo incontrai la prima volta che venni a Ciripìsolo, ormai diversi anni fa. Era tardo pomeriggio e lo vidi seduto su una panca davanti alla sua casetta in pietra a due piani. Lo salutai, mi rispose con un cenno gentile e mi sedetti accanto a lui.

La pace del posto, la presenza accanto a me di quell’uomo saggio e silenzioso mi portarono a parlare, ad aprirgli il mio cuore. Gli raccontai della vita in Brianza, del traffico di Milano, delle ansie del lavoro, di come, in quel fiscal year, mi attanagliasse l’incertezza su come far quadrare nel profit & loss gli investimenti per incrementare la brand awareness.
Parlai molto a lungo. Poi scese il silenzio.

Nel cielo sopra di noi volavano alte le rondini e si intuivano i primi raggi del sole al tramonto.
Non dimenticherò mai quel momento quando, dopo ancora una lunga pausa, Mastro Antonino si girò lentamente verso di me, mi guardò con quel suo sguardo dolce e indefinibile, e, piano, mi batté due volte la mano su una spalla.

SEGUE……..

Ciripìsolo

Ciripìsolo è un delizioso paesino della Lucania dove ogni anno trascorro con mia moglie parte delle vacanze.

Il centro storico di Ciripìsolo

E’ incredibile che in Italia esistano ancora posti come Ciripìsolo. Lontano dalle autostrade e da ogni insediamento industriale, raggiungibile solo a piedi con un’antica mulattiera, nelle sue stradine acciottolate si respira una quiete arcaica. Il silenzio è totale. I pochi abitanti, quasi tutti anziani, passano le giornate su piccole sedie davanti alle case. Non parlano, condividono solo con lo sguardo i loro ricordi di gioventù.

Si, la quiete regna sovrana a Ciripìsolo. Non c’è connessione WiFi e la vita scorre ai ritmi di un tempo. Non ci sono svaghi, tranne il sabato sera quando ci si ritrova nella piazza principale per l’antico gioco del “lancio della casciotta”. Ma i giocatori sono sempre meno per via dei dolori articolari dovuti all’età.

La gustosa “salama di Ciripìsolo

Spettacolare la cucina, legata, come poche altre in Italia, ai valori e alle tradizioni del territorio. Fra tutte segnalo la “Salama di Ciripìsolo” frutto di lunga e sapiente lavorazione. C’è anche una piccolissima produzione di un vino locale affine al più famoso Ceraulo. Veronelli passando di qui per caso nei primi anni settanta ebbe modo di assaggiarlo e lo definì “Sapido e forte, solare e potente come questa terra atavica”

Un amaro oggi famoso venne inventato nel secolo scorso proprio in questo paesino della Lucania e le anziane massaie ne conservano gelosamente la ricetta originale.

Mia moglie ed io saremo ancora ospiti di Cesarina, memoria storica di Ciripìsolo e cuoca sopraffina, nelle poche stanze sopra la piccola trattoria con il pavimento in cotto usurato dal tempo, dove saremo gli unici avventori, e mangeremo i cibi della tradizione mentre Cesarina ci guarda compiaciuta in silenzio.

SEGUE……..

Indiscrezioni al Colloquium di Brescia: La macchina Terminator Dental è quasi pronta

Il Colloquium Dental è un’occasione  di incontro in cui si hanno sempre anticipazioni importanti  sul nostro settore. Ma la notizia che circolava quest’anno mi ha davvero impressionato. Avevo già sentito dei rumors in proposito ma ho avuto la conferma ieri da un amico di Monaco di Baviera che lavora da anni come consulente strategico nel settore dentale.

Pare che i ricercatori delle principali multinazionali del dentale si siano incontrati in segreto nei mesi scorsi a Crans Montana in Svizzera per mettere a punto un progetto comune a cui è stato dato il nome provvisorio di Terminator Dental.

Si tratta di un nuovo standard di apparecchiature, totalmente automatiche ed estremamente complesse, che combinano molti aspetti delle attuali tecnologie ottenendo un risultato che ha dell’incredibile. Dai pochi dettagli che sono filtrati sembra che l’apparecchiatura permetta di rilevare, in automatico, la situazione clinica del paziente, che deve solo appoggiare la testa su un supporto simile a quelli usati dagli oculisti. Si attiva una serie di sensori sia fotografici che a raggi x a basso dosaggio. Il quadro clinico così rilevato viene analizzato dal computer, l’apparecchiatura lo elabora e stampa in tempo reale piano di cura e preventivo.

L’albergo di lusso a Crans Montana dove sarebbe avvenuta la riunione segreta

Il paziente a questo punto deve solo inserire la carta di credito, appoggiare fermamente la testa su un supporto simile al primo, posizionato in un’altra zona del macchinario, e aprire la bocca.

Bracci robotici miniaturizzati eseguono il lavoro necessario, in tempi brevissimi se trattasi di conservativa, in pochi minuti se è necessario produrre e cementare un manufatto protesico. Pare che per ora la macchina non sia in grado di produrre protesi totali, ma non tanto per motivi tecnici quanto per la scarsa dimestichezza con le tecnologie digitali dei pazienti più anziani.

A quanto sembra i primi prototipi hanno dato risultati promettenti ed è stata avviata la certificazione FDI della macchina e dei vari materiali che utilizza. Se la notizia verrà confermata, sono evidenti le implicazioni. Tutto il comparto odontoiatrico, odontotecnico e della distribuzione verrà rivoluzionato.

 

AGGIORNAMENTO

La mia fonte conferma che il lancio del progetto Terminator Dental è imminente. Si tratterà di apparecchiature self service posizionate nei centri commerciali, completamente automatizzate e controllate tutte a distanza da un’unica centrale dove opereranno al massimo due o tre dentisti ed odontotecnici, con compiti di sorveglianza.
Di fatto, il sistema dentale come lo conosciamo cesserà di esistere.

La sala di controllo provvisoria usata per le prime simulazioni. Le foto sono state diffuse da un giovane dentista che si è ritirato dal progetto perché terrorizzato dalle sue implicazioni. Pare che si sia rifugiato in Bolivia

Il business che si prospetta, su scala mondiale, è valutabile in molti miliardi di dollari tanto che i principali gruppi di investimento, anche cinesi, hanno già aderito al progetto.

Sembra che durante la riunione in cui il progetto ha avuto l’approvazione definitiva, il presidente di una delle multinazionali del dentale che fanno parte del cartello Terminator Dental sia stato sentito affermare, riferendosi a tutto il comparto:
“Era l’ora che cambiassimo strategia, i profitti sono in calo e io non ne posso più di questi maniaci, fissati su dettagli incomprensibili. E anche le assistenti non sono più bone come una volta”.
Su quest’ultima parte della frase, che mostrerebbe ancor di più uno scarso livello etico, la fonte che l’ha riferita non è del tutto sicura di aver capito bene.

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